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 Francesco    18 feb 2014 : 09:41
 Nessuno    inciquid

La bibliocopyleft si arricchisce di un nuovo testo e per la prima volta è pure in epub con tanto di copertina che si affianca al classico PDF.

La bibliocopyleft si arricchisce di un nuovo testo e per la prima volta è pure in epub con tanto di copertina che si affianca al classico PDF.
Un piccolo omaggio per i nostri lettori.

Ebbene cosa ci racconta Dimitri Endrizzi con la sua Storie di uomini e di mare? Ma prima cerchiamo di inquadrare cosa è: un racconto lungo o romanzo breve o non- romanzo o una raccolta di short stories o metaromanzo? Beh! Questo lo lascio scoprire a voi lettori.
Il titolo è esaustivo e parla del viaggio del capitano Zaravakis (scrittore reietto, spirito solitario e triste anche un po' samurai; scrittore con la disfatta a portata di mano) che è l'elemento centrale e portante dell'opera. In ogni caso non può essere semplicemente classificato come racconto di viaggio attraverso il Mare Nostrum e poi nelle acque tropicali dell'America latina. Almeno, non nell'accezione comune del termine. Il viaggio descritto o metadescritto, anche in questo caso lascio a voi come interpretarlo, non presenta una struttura, definita secondo i canoni classici dei romanzi di viaggi, come quelli di Chatwin, tanto per capirci. Piuttosto rappresenta un agglomerato di luoghi, nei quali non esiste nessun approdo definitivo ( è una promessa che non viene mantenuta).

Ad ogni approdo o non approdo si scardinano tutti i luoghi comuni del viaggio di formazione, classicamente inteso come conquista di un nuovo sé e neppure quello mitizzato e abusato dei backpackers. ( un destino la cui unica certezza era che poco somigliava ai nostri sogni. I chilometri e la strada sussurravano cicale e vento. Tra taralli e trulli ancora non capivo.). E' un caso, che ad ogni provvisoria sosta i protagonisti o metaprotagonisti sentano il bisogno del contatto con le droghe?
Parallelamente, le sezioni in cui è suddiviso il racconto non seguono una linearità temporale e spaziale. Si differenziano stilisticamente conservando, allo stesso tempo, una...certa grecità!!! (Perché è la Grecia che è madre di queste pagine). I personaggi, come attori di una tragedia di cui conoscono già la trama (forse essi stessi la hanno già scritta), non sono sottoposti a nessun travagliato scavo interiore. Essi sono. Non divengono. E quella malinconia, nostalgia, che pervade la pagina sembra non trovare sfogo. (Un filo di nostalgia attraversa i pensieri del mozzo e del capitano Zaravakis. Nostalgia di che cosa?) Nostalgia di cosa? Di niente, si potrebbe aggiungere, leggendo il testo.
Nelle descrizioni (Era bello il vento che consumava le sigarette arrotolate di tabacco ed era bello anche il rumore che la carcassa arrugginita del treno lasciava nell’aria quando passava da un pezzo di rotaia a un altro, totum (pausa) totum, tutte e due le ruote, e lo spazio tra un pezzo di rotaia e l’altro c'era per far sognare chi viaggia, mica per il ferro o l’acciaio che si dilata quando fa caldo e si stringe con il freddo. A dire il vero non conoscevano le ragioni dello spazio e non sapevano nemmeno se il suono totum dolce lo facesse davvero una ruota. Che importa. Piaceva il rumore e piaceva che il vento entrasse nella cuccetta e lasciasse entrare anche i paesaggi.) la prosa si fa poetica per poi cedere il passo alla parodia, come in Scene di ordinaria violenza in piazza Vatis ( Il selciato di Atene profuma un'altra volta a tragedia. Menodora intanto si è alzata, sola, e una puttana ce l’ha a un metro ma non toglie le labbra dal suo gelato come in prove di fellazio, che non è colpa sua se quella passa in quel posto a quell’ora.) e al ritmo concitato di tutti i dialoghi, che hanno una loro veemenza tutta particolare. L'autore riesce a dare le intonazioni alle parole, come se il lettore stesse ascoltando e non leggendo. Questo effetto di essere spettatore di un dialogo sonoro avviene senza che lui scriva un rigo di spiegazione. Il continuo cambio di punto di narrazione e di registro linguistico, l’io narrante, il rivolgersi al lettore, il puro dialogo, la poesia di alcune descrizioni e sentimenti, la cruda narrazione de altre, tengono alta l’attenzione di chi legge.
Sono presenti altri meccanismi tipici del cosiddetto realismo isterico americano anche proclamati dallo stesso protagonista: (Sto solo cercando di dare al lettore una panoramica completa). Nello stesso tempo, quella malinconia greca che attraversa le sue pagine ne fa qualcosa di veramente mediterraneo.
L'aspetto singolare è che paradossalmente la storia pare non esistere, come se fossero enne flashback scoordinati tra loro. In realtà esiste anche se è il lettore che la deve rintracciare nel viaggiare del Capitano Zaravakis e del mozzo che lo accompagna come un fedele servitore. Viene quasi da creare un parallelismo con Don Chisciotte. Poi ci sono le storie nelle storie. Un racconto di viaggio che racconta la vita nel viaggio, anzi meglio ancora il viaggio come vita.
Una scrittura schizofrenica, veloce, che mentre parla di una cosa è già alla successiva e in effetti è così, ma è comprensibile e comunque ben costruita, così in bilico tra la tragedia e la farsa da risultare a volte irresistibile. Ci sono episodi drammatici e violenti trattati in maniera tale che non possono far altro che divertire ma ci sono momenti che fanno riflettere, frasi annotate e sentite come riferite ad un vissuto reale.
In questo perdersi nei vari deliri e immaginare le parole che l'autore non scrive da un lato la figura del capitano Zaravakis e del mozzo ne escono a tutto tondo, mentre le altre formano un coro di spettatori/attori di un attimo, senza lasciare un ricordo ben definito.
Buona lettura!

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